Fotosintesi - 2007

Pomodoro da mensa, anguria e melone

Il CRPV di Cesena, nell'ambito del progetto di sperimentazione sulle orticole da mercato fresco finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, ha organizzato il 3 luglio 2007 una giornata divulgativa su melone in serra e semiforzato e su pomodoro da mensa in coltura protetta.
L'iniziativa, realizzata ad Imola presso il centro serre dell'unità operativa di ASTRA 'Mario Neri', ha fatto registrare una buona partecipazione di pubblico, costituito essenzialmente da produttori, operatori del settore e tecnici delle ditte sementiere.
In coltura protetta, tra le novità varietali di melone, interessanti indicazioni per Brigante, E.S.L. a frutto retato con meridiani. tra i materiali già noti, inevece, interessanti le conferme di Jago, con frutto liscio di buona qualità, Lazulli, tradizionale retato-solcato, PS 627, retato senza solcatura e tra i Long Shelf Life, Ganzo, retato senza fetta, e Magritte, retato-solcato.
Ottimo, in generale, il comportamento di tutte le cultivar di pomodoro in osservazione.
Nei secondi livelli, nella tipologia a frutto invaiato con bacche a frutto tondo leggermente piatto, valido il comportamento di DRW 7556, Kerala, Tirsa, Verduro, Minerva ed ISI 65304. tra le varietà a frutto allungato, buon colore ed elevata tolleranza al marciume apicale per Uriburi.
In aumento le tipologie 'cuore di bue'. in questo segmento si segnalano Liguria e Profitto.
Tutti gli ibridi indicati per raccolte a completa maturazione dei frutti, sia per stacchi a grappolo che a frutto singolo (pomodori tondi o leggermente piatti di calibro medio-grosso, cherry, datterini, allungati tipi San Marzano, ovali tipo Cencara, ecc.) si sono distinti per l'ottimale stato fitosanitario e l'attraente colorazione delle bacche.
Il 6 luglio, con il coordinamento del CRPV di Cesena, si è tenuta presso l'azienda agricola Pezzolato Fabio di Jolanda di Savoia (Fe) la giornata divulgativa sulle prove di confronto varietale di melone ed anguria in semiforzatura, svolte dall'Azienda Agraria Sperimentale 'M. Marani' di Ravenna.
Nonostante i campi fossero ancora in piena raccolta sono state numerose ed interessanti le indicazioni raccolte.
Per il melone, nella tipologia a frutto retato con meridiani, buone impressioni per le 'novità' Brigante e DRT 8413. tra le varietà a bacca retata senza meridiani valido il comportamento per Ganzo, Long Shelf Life, e PS 263.
Nelle prove di 2° livello, le prime raccolte hanno evidenziato il buon comportamento di Jago, a buccia liscia di buone caratteristiche organolettiche, Calibro, estremamente regolare per forma e pezzatura, caratterizzato da una buona conservabilità (Extended Shelf Life) , e Giusto, retato senza fetta di tipo Long Shelf Life
Tra le Crimson 'allungate' od 'ovali-lunghe' ottima dolcezza per Sylla, Karistan e Placet. fra le 'ovali' ugualmente zuccherine Early Beauty e Melania.
Numerose le 'miniangurie' in prova. costante e soddisfacente, a livello qualitativo, il comportamento di Jenny e Minirossa, cultivar da più tempo in osservazione.

Convegno Valorizzazione delle produzioni tipiche di montagna: la filiera del pane

Il 10 giugno si è tenuto, a Pellegrino Parmense, in concomitanza con la 5° Festa del Pane Tradizionale, il convegno inerente il Progetto di ricerca CRPV sulla 'Valorizzazione della filiera del pane di montagna'.
Il Progetto, partito nel 2005 e giunto all'ultimo anno, è stato finanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso la L.R. 28/98, con il cofinanziamento di diversi Enti pubblici e privati (Province di Parma e Piacenza, CRPV, Panificio F.lli Lusignani, Molino Agugiaro&Figna, Comune di Pellegrino Parmense e Agri-eco). Obiettivo principale del Progetto la valorizzazione del pane della Val Stirone prodotto con tecniche tradizionali e l'impiego di grani storici.
Dopo i saluti di rito del Sindaco di Pellegrino P.se Roberto Ventura, hanno aperto i lavori le numerose autorità locali: Claudio Barilli (Comunità Montana Valli del Taro e Ceno), Pierluigi Ferrari (Vicepresidente della Provincia di Parma), Mario Spezia (Assessore all'Agricoltura della Provincia di Piacenza) e Andrea Zanlari (Presidente della Camera di Commercio di Parma). ai saluti si è inoltre unita, in veste di gradita ospite, la senatrice Albertina Soliani.
Dopo alcune considerazioni avanzate da Giacomo Corradi di Agri-eco, in merito agli sviluppi delle iniziative di valorizzazione della filiera del pane locale, si è entrato nel merito del Progetto con gli interventi di carattere tecnico. Claudio Selmi (CRPV) ha illustrato il Progetto sia per quanto riguarda le motivazioni che hanno portato alla sua nascita che per gli obiettivi e le fasi sui cui si è articolata l'attività di ricerca in questi ultimi 3 anni, rivolgendo particolare importanza ai due elementi maggiormente caratterizzanti il Progetto di valorizzazione: l'impiego di metodologie di panificazione tradizionali attraverso l'uso della fermentazione acida e l'adozione di farine derivanti da grani storici locali. Cristina Piazza (Az. Sperimentale Stuard di Parma) ha presentato, invece, i risultati emersi nel corso della valutazione agronomica delle varietà storiche a confronto con testimoni di cultivar commerciali. In particolare, ha evidenziato che nei territori alto-collinari, come quelli oggetto di sperimentazione, la resa produttiva delle vecchie varietà non si discosta di molto da quella delle varietà più recenti. Sono state inoltre fornite valide indicazioni in merito alle tecniche di concimazione azotata più opportune sia in agricoltura biologica che integrata. Valeria Terzi (CRA - Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Fiorenzuola d'Arda) ha illustrato le esperienze svolte dal suo Istituto sia per quanto riguarda il processo di selezione delle vecchie varietà che per quello che concerne gli aspetti qualitativi riguardanti granella e farine. Particolarmente rilevanti i risultati analitici delle proteine contenute nelle granelle delle cultivar storiche che nel biologico' hanno fatto registrare valori del 14,0 - 15,0%. Molto interessanti anche i risultati dei panel test svolti sul pane ottenuto dalle vecchie varietà che segnalano ai primi posti, per gradevolezza, le 3 cultivar scelte al termine del primo anno di sperimentazione (Autonomia b, Risciola e Terminillo). A conclusione della relazione, sono stati presentati i risultati emersi dagli studi condotti dall'Università di Modena e Reggio Emilia in merito alla microflora del lievito madre raccolto a Pellegrino, che hanno identificato un lievito ed un lattobacillo come specie dominanti. Infine, Giovanni Lusignani, panificatore di Pellegrino P.se ha riferito sulle proprie esperienze, che sono state all'origine del Progetto di valorizzazione e che stanno incontrando sempre maggiore successo. Ha concluso i lavori Silvio Barbero (Slow Food) con alcune interessanti riflessioni sull'importanza di un progetto come questo che mira alla salvaguardia sia della biodiversità che delle produzioni alimentari di tipo tradizionale, soprattutto in un epoca come la nostra dove il prodotto 'pane' sta incontrando sempre maggiori difficoltà a mantenere un adeguato standard qualitativo.

Incontro tecnico Progetto Frutticoltura post-raccolta

DA, ovvero Differenza di assorbanza tra due lunghezze d'onda vicine al picco della clorofilla: è il nuovo indice di maturazione messo a punto su pesco, melo e kiwi dal gruppo del Prof. Guglielmo Costa, dell'Università di Bologna (Dipartimento Colture Arboree), nell'ambito del progetto interregionale Frutticoltura Post-raccolta.
Presentato all'incontro tecnico Metodi non distruttivi e indici di raccolta per la qualità e la shelf-life della frutta, tenutosi l'8 giugno scorso presso la sede dell'Apofruit Italia, il nuovo indice permette di individuare in campo la data di raccolta con migliore precisione attraverso la tecnica non distruttiva NIR
Le tecnologie non distruttive sono strumenti interessanti per la determinazione della qualità organolettica dei frutti, ma devono essere semplici da usare, avere costi ridotti rispetto alla tecnologia oggi presente sul mercato e aumentare l'affidabilità della misura. Il loro impiego potrebbe dare un 'valore aggiunto' alla filiera, che oggi si basa su metodi distruttivi, intervenendo durante tutta la filiera produttiva (campo, raccolta, lavorazione, conservazione, distribuzione e consumo) e determinando così un concreto miglioramento del processo. L'indice di raccolta DA sembra andare verso questa direzione.
La seconda relazione dell'incontro, tenuta dal Dr. Armando Testoni (CRA-IVTPA Milano), ha evidenziato quale sia la reale durata della shelf-life (da pochi giorni, fino a una settimana) di diverse varietà di pesche (Royal Gem, Springbelle, Rich Lady e Zee Lady) e nettarine (Orion, Summerset, Big Top, Red Diamond, Spring Bright, Magique, Stark Redgold e Diamond Ray) provenienti da diverse aree di coltivazione italiane (Metaponto, Salerno, Cesena-Faenza e Cuneo) e come essa sia
influenzata dalla frigo-conservazione o meno.
La ricerca ha inoltre confermato la preferenza del consumatore per frutti 'maturi', cioè con range di durezza compreso tra 1,5 e 0,5 kg, e caratterizzati da elevata succosità, dolcezza e aromaticità. Si tratta di dati che devono fare riflettere su quale sia il reale compromesso tra necessità operative (lavorazione, trasporto e vendita) e aspettative del consumatore, legate al giusto grado di maturazione delle pesche.

Visita guidata Ciliegio

Grossa pezzatura, elevata produttività e buona qualità dei frutti: sono queste le caratteristiche che, secondo Stefano Lugli dell'Università di Bologna - Dipartimento Colture Arboree, dovrebbero possedere le nuove cultivar di ciliegio per potersi affermare nel panorama varietale della nostra regione. E' quanto è emerso dalla visita guidata tenutasi lo scorso 25 maggio a Vignola e alla quale hanno partecipato oltre una trentina tra cerasicoltori locali e tecnici provenienti da varie province emiliano-romagnole.
La visita si è aperta con l'osservazione di un impianto di 6 anni in cui sono presenti le nuove cultivar Early BiGi, Sweet Early, Early Star, LaLa Star, Blaze Star, Black Star e Grace Star a confronto con varietà testimone quali Burlat, Celeste, Giorgia, Sylvia, Lapins e Sweet Heart su diversi portinnesti: Colt, MaxMA 14, CAB 6P e Gisela 5. Dal confronto spiccano per l'elevata produttività cultivar come LaLa Star, Blaze Star e Grace Star, quest'ultima molto valida anche sul piano della dimensione e della qualità dei frutti. Giorgia e Lapins confermano la loro affidabilità. Early BiGi sembra anticipare Sweet Early solo in occasione del primo stacco.
Tra i portinnesti, il CAB 6P pare offrire i migliori risultati, mentre, soprattutto in combinazione con varietà poco vigorose, il Gisela non sembra indurre buone performance: le piante stentano visibilmente a crescere. Ottima, invece, la combinazione Early Star/Gisela, tanto da risultare tra quelle più richieste nei nuovi impianti ad alta densità.
La visita è proseguita con un sopralluogo al campo sperimentale-dimostrativo dove sono presenti quasi ottanta cultivar di ciliegio su tre portinnesti: Colt, MaxMa 14 e Gisela 6. Qui si sono potute visionare le performance di nuove intersanti varietà come le ungheresi Vera e Carmen, le californiane Brooks e Prime Giant (Giant Red), la canadese Samba e molte altre ancora.
La visita ha fornito anche l'occasione per ribadire l'importanza della tecnica di potatura nei confronti del raggiungimento di elevati standard produttivi e qualitativi.

Visite guidate Fragola

Martedì 22 maggio si è tenuta presso l'Azienda Sperimentale Martorano5 di Cesena la Visita guidata sulla Fragola in coltura di pieno campo, il secondo degli appuntamenti dedicati alla fragola promossi da CRPV in collaborazione con CRA- Istituto Sperimentale per la frutticoltura-Sez. di Forli e CSSAA-Martorano5.
L'incontro si è aperto con una mostra pomologica, in cui sono stati esposti circa 70 campioni di nuove varietà e selezioni di fragola, ottenute nell'ambito di progetti di miglioramento genetico pubblici e privati, italiani ed esteri. Tutte le varietà presenti sono state valutate nell'ambito del progetto 'Liste Varietali del MiPAF e della Regione Emilia- Romagna'.
Antonio Baglioni, ufficio commerciale di Apofruit Italia, e Mauro Pazzaglia, responsabile commerciale di Natura Italia (Agrintesa), hanno evidenziato gli aspetti commerciali della coltura registrati nell'annata 2007, caratterizzata da condizioni climatiche del tutto anomale (inverno mite, e primavera molto calda) che hanno influito negativamente sulla produzione di molte varietà.
E' stata registrata, in particolare per la coltura di pieno campo, una concentrazione nella maturazione dei frutti che ha portato a produzioni di qualità non elevata e di scarsa tenuta, con successivo collasso di piante (soprattutto nei terreni non fumigati).
I ricercatori dell'ISF Sup di Forlì, hanno presentato i risultati ottenuti dalla sperimentazione in coltura protetta (visita guidata di mercoledì 2 maggio) di varietà e selezioni in avanzata fase di studio. Rispetto allo scorso anno si è registrata una minor produttività (-8%) e grado zuccherino (-9% °brix), mentre si è rilevato un aumento della pezzatura (+7%) e nessuna differenza nei valori di consistenza della polpa.
Interessanti i risultati conseguiti da alcune nuove selezioni ottenute dal programma di miglioramento genetico finanziato della Regione Emilia-Romagna e dalle O.P. del Cesenate. Queste hanno evidenziato una buona produttività e resistenza della pianta agli stress abiotici, nonché. un miglioramento delle caratteristiche qualitative dei frutti (alto residuo secco rifrattometrico, elevata consistenza della polpa e bella forma del frutto).

Visita guidata Asparago

Lunedì 21 Maggio il CRPV ha organizzato una giornata di visite alle prove varietali realizzate nell'ambito del progetto di miglioramento genetico dell'asparago. Come consuetudine questa giornata ha offerto l'occasione di valutare nuovi ibridi messi a confronto con quelli già in commercio costituiti in Italia o con materiale proveniente dalla ricerca estera.
Le visite guidate dal Dr. Falavigna del CRA-ISPORT di Montanaso Lombardo (LO) hanno permesso di valutare interessanti realtà per la produzione dell'asparago verde nella valle del Mezzano dove si raggiungono produzioni medie su superfici di vari ettari prossime alle 10 tonnellate/ha. Le elevate temperature che hanno caratterizzato l'ultimo mese, hanno portato ad anticipare le raccolte anche per gli ibridi più tardivi ottenendo un prodotto di buona qualità. Solo negli ultimi giorni si sono osservate su varietà più sensibili scottature sulle brattee dei turioni dovute all'eccessivo riscaldamento dei terreni torbosi.
Fra gli ibridi in fase di coltivazione, si sono avuti giudizi molto positivi per Eros. positivi per Marte e per Ercole (ibrido di recente introduzione). anche se si sono evidenziate differenze di giudizio a seconda delle aziende. La ricerca di ibridi precoci ha portato alcune aziende ad inserire nella propria programmazione ibridi quali Cipres e Darline che forniscono turioni di grosso calibro ma hanno il problema di sfiorire precocemente creando a volte problemi di carattere qualitativo. Gli ibridi Grande e Italio (ibrido italiano indicato per gli ambienti meridionali) sono stati analizzati in impianti giovani che non consentono di valutare la loro durata negli anni. Precedenti esperienze hanno purtroppo dimostrato come gli ibridi di costituzione americana non siano adattati agli ambienti dell'Italia settentrionale.
Fra i materiali già visti negli anni scorsi riconferma un proprio interesse l'ibrido AM822 (più precoce di Eros) e l'ibrido Giove da poco inviato all'iscrizione al Registro nazionale delle varietà.
Nell'ambito delle prove sperimentali per la selezione del nuovo materiale sono apparsi molto interessanti: AM 840, H621. Se i dati saranno confermati per un ulteriore anno di prove, questi potrebbero essere i nuovi ibridi per l'ambiente padano.
La giornata si è conclusa presso lo stabilimento Apofruit ad Altedo (BO) dove è stato possibile vedere l'intero cantiere per la selezione meccanica dei turioni ed apprezzare il confezionamento dei mazzi che in parte vengono valorizzati anche dal marchio ' IGP Asparago di Altedo'.

Convegno sul progetto RISBIO MACFRUT 2007

Ricerca di strumenti e sinergie per lo sviluppo delle Imprese biologiche: questo il tema innovativo affrontato nel convegno organizzato da DEIAGRA di Bologna e Crpv giovedì 26 aprile all'interno della manifestazione Macfrut. La ricerca di strategie innovative per aumentare la competitività delle aziende e valorizzare il prodotto biologico è, infatti, il principale motore del progetto RISBIO, coordinato dal prof. Malagoli del Dipartimento Economia e Ingegneria Agraria dell'Università degli Studi di Bologna. Nella sua relazione introduttiva sono stati esposti i risultati ormai definitivi del progetto e sono stati presi in esame diversi ambiti di studio: produttivi, tecnologici, sociologici, di comunicazione e strategici. I relatori che si sono susseguiti hanno focalizzato le varie tematiche in esame: analisi dei sistemi certificativi attualmente in uso, individuazione delle esigenze di innovazione e promozione espresse dagli imprenditori del settore. rilevazione della disponibilità dell'imprenditore agricolo biologico ad adottare sistemi informativi per la gestione di dati e informazioni, come pure l'individuazione delle migliori tecnologie per la diffusione dei dati agli operatori lungo la filiera. Di fondamentale importanza, inoltre, è risultata essere l'individuazione delle caratteristiche determinanti nel comportamento d'acquisto del consumatore, nonché. tutte le strategie nella distribuzione dei prodotti stessi. La pluralità di discipline di questo progetto ha dato il via alla costituzione di un gruppo operativo costituito dal CINSA (Consorzio Interuniversitario Nazionale per le Scienze Ambientali) sedi di Venezia e Parma, OBSERVA di Vicenza (Associazione Culturale per la promozione della ricerca, della riflessione e del dibattito sui rapporti fra scienza e società), LA NATURA VIVA di Mantova (Divulgazione e promozione di tematiche inerenti l'agricoltura biologica) e del CRPV che cura, in particolar modo, le attività relative all'adozione di sistemi informatizzati per la rintracciabilità e l'informazione al consumatore.

Convegno sul reimpianto del pesco MACFRUT 2007

Sabato 28 si è svolto, in ambito Macfrut 2007, il convegno promosso da CSSAA-Martorano 5 e CRPV dal titolo 'Problematiche e possibili strategie di intervento nel reimpianto del pesco', che ha visto la partecipazione di vari tecnici e addetti al settore frutticolo.
Il convegno ha avuto come tema centrale lo sviluppo delle problematiche connesse al frequente ristoppio delle specie frutticole, con particolare riferimento al pesco. Nei vari interventi, allo scopo di inquadrare la problematica ed evidenziare le possibili metodologie di intervento per la loro risoluzione, si è proceduto ad inquadrare il problema per quanto riguarda soprattutto le cause biologiche, chimico-fisiche e patologiche che determinano scarsa vigoria, basse produzioni e, talvolta, moria diffusa di piante. Particolare enfasi è stata rivolta ai danni arrecati dal patogeno Armillaria mellea che porta a fenomeni di ingiallimento e forti riduzione di accrescimento. La rotazione spesso è risolutiva del problema. Inoltre, da prove effettuate, è emerso che la concimazione organica risulta essere un rimedio efficace poiché. favorisce la presenza di funghi attivi per la 'biodiversità' dei suoli. Sono stati inoltre presentati i risultati ottenuti in ambito di ricerca e sperimentazione in Emilia-Romagna, in particolare per ciò che riguarda i portinnesti oggi disponibili che hanno evidenziato un certo grado di tolleranza ad Armillaria mellea.
Particolare interesse ha avuto la presentazione della carta dei suoli dove sono state esplicitate le caratteristiche dei vari suoli e la relativa alla 'vocazionalità' alla coltura del pesco. L'ultima parte del convegno, infine, è stata dedicata ai mezzi tecnici oggi a disposizione degli agricoltori, spaziando dalla possibilità di disinfezione totale del suolo fino all'eventualità di utilizzare antagonisti naturali del fungo sopraccitato.

Convegno Progetto interregionale "Frutticoltura post-raccolta" MACFRUT 2007

Sviluppare metodi innovativi di gestione dei frutti nella fase di post-raccolta in funzione della qualità di consumo e delle modalità di conservazione e di commercializzazione. E' l'obiettivo del 'Progetto interregionale Frutticoltura Post-raccolta' presentato nel convegno promosso dal CRPV che si è tenuto venerdì 27 aprile nell'ambito di Macfrut 2007 e che ha visto la partecipazione di circa 120 tra ricercatori, tecnici e addetti al settore frutticolo.
'Scopo del Progetto - ha spiegato Paolo Bertolini del Criof, Università di Bologna - è di valorizzare le produzioni frutticole italiane nella fase di post-raccolta e di preservarne la qualità e lo stato sanitario attraverso tecnologie innovative, in particolare mediante la lotta biologica, l'uso di sostanze naturali e di mezzi fisici. Il secondo aspetto riguarda la logistica: sono in corso ricerche per valutare le caratteristiche della catena di distribuzione dei prodotti con tecniche di rilevamento continuo dei caratteri ambientali (temperatura, umidità) per preservare la qualità del prodotto e mantenere la catena del freddo".
Guglielmo Costa (DCA, Università di Bologna) ha esposto i risultati dell'applicazione della tecnologia NIR (Near Infrared Spectroscopy) a pesco, melo e kiwi con lo sviluppo di un nuovo indice (indice DA) di maturazione attraverso la tecnica VIS/NIR (Visible-Near Infrared Spectroscopy) e l'applicazione della tecnica NIR &lsquo.tradizionale' attraverso una strumentazione commerciale messa a disposizione da UNITEC. 'Le tecnologie non distruttive sono strumenti interessanti per la determinazione della qualità organolettica dei frutti - ha detto Costa &mdash.. Devono essere semplici da usare e devono avere costi ridotti rispetto alle tecnologie presenti sul mercato. Il loro utilizzo deve dare un valore aggiunto alla filiera rispetto ali metodi tradizionali'.
E' stata presentata la valutazione simulata della shelf life in varietà di melo e pesco. La ricerca - ha spiegato Armando Testoni, CRA-IVTPA Milano - ha l'obiettivo di valutare in modo sistematico l'evoluzione della maturazione in post-raccolta attraverso la misurazione di indici quantitativi, sia con tecniche strumentali che sensoriali, evidenziando ciò che avviene nella parte terminale della filiera.
Marta Mari (Criof - Università di Bologna) ha presentato i primi risultati di una ricerca volta a mettere a punto un nuovo tipo di imballaggio che non solo mantenga inalterate le caratteristiche qualitative dei frutti ma al tempo stesso li preservi da marciumi che possono insorgere durante la commercializzazione. Nel corso della ricerca, svolta in collaborazione con Orogel, sono state confrontate tre differenti tipologie di confezioni sia per le pesche che l'uva da tavola.
Quindi si sono susseguite una serie di relazioni sui primi risultati ottenute da prove volte ad individuare nuove tecniche di difesa contro le principali patologie ad insorgenza post-raccolta: marciumi dell'uva da tavola e del clementine (Antonio Ippolito, Università di Bari), botrite dell'actinidia (Stefano Brigati, Criof), water spot del clementine (Giacomo Lanza, CRA Istituto Sperimentale per l'Agrumicoltura), monilia del pesco (M. Mari, Criof), muffa verde-azzurra delle mele (Filippo De Curtis, Università del Molise).
Roberto Montanari (Dipartimento Ingegneria Industriale dell'Università di Parma) ha presentato due relazioni sulla logistica dell'ortofrutta. La prima, svolta in collaborazione con Cooperativa Terremerse e Apofruit Italia, ha considerato l'applicazione di una metodologia capace di reingegnerizzare la logistica a supporto di un sistema di tracciabilità efficace ed efficiente per l'actinidia, capace di garantire il miglioramento delle prestazioni della supply chain grazie all'automazione dei processi logistici e alla disponibilità di dati di tracciabilità puntuali ed accurati. La seconda, in collaborazione con Apoconerpo, ha riguardato l'applicazione della tecnologia tag RFDI per l'identificazione e il rilevamento di temperatura e umidità durante la fase di commercializzazione del kiwi.
Il Progetto interregionale ha unito mondo della ricerca, amministrazioni e comparto produttivo. "Per la prima volta - spiega Franco Foschi, Regione Emilia-Romagna - più Regioni hanno convogliato in un unico progetto le risorse per sviluppare temi comuni. Si è trattato di una sfida, quella di aggregare strutture diverse (Centri di Ricerca) su una tematica di grande rilievo che coinvolge le specie frutticole più diffuse in Italia: melo, pesco, kiwi, uva da tavola e clementine".
Per maggiori informazioni sul Progetto, consultare il sito http://www.tecnoali.com/progetto-show.asp?cod=66

Giornate dimostrative di Potatura dell'olivo

Per il secondo anno consecutivo, nell'ambito del progetto 'Sviluppo dell'olivicoltura da olio nelle province emiliane', sono state organizzate dal CRPV quattro giornate dimostrative di potatura dell'olivo. Le iniziative si sono svolte nelle province di Parma (16 Marzo), Modena (30 Marzo), Piacenza (13 Aprile) e Reggio Emilia (20 Aprile). Nel corso delle suddette iniziative, oltre all'esempio di potatura di giovani piante di olivo è stata fatta anche una dimostrazione pratica di potatura di piante di olivo secolare. Sono stati inoltre forniti, ai numerosi e interessati partecipanti, utili consigli sui diversi aspetti legati alla coltivazione dell'olivo (impianto, difesa, concimazione ed irrigazione).
Le attività sviluppate dal progetto mirano al recupero e alla caratterizzazione del germoplasma olivicolo autoctono dell'Emilia al fine di una successiva reintroduzione e valorizzazione dello stesso. Infatti, nonostante l'Emilia si trovi in zone marginali per la coltivazione dell'olivo, negli ultimi anni l'interesse per questa pianta è divenuto sempre più forte sulla spinta del ritrovamento di alcuni olivi secolari che testimoniano la presenza della coltura nel passato e la sua possibilità di sopravvivere anche in questi ambienti. A tal proposito, in occasione delle suddette giornate dimostrative sono state distribuite, agli agricoltori che ne avevano fatto richiesta, le prime piantine di olivo provenienti dalla moltiplicazione delle accessioni (prevalentemente piante secolari) ritrovati sul territorio emiliano. Visto il successo riscosso si prevede di replicare l'iniziativa anche il prossimo anno.

Incontro tecnico Vaiolatura delle drupacee (sharka)

Grande interesse per l'incontro tecnico sulla Sharka tenutosi a Cesena giovedì 12 aprile presso l'Azienda Martorano 5-CSSA, dimostrato anche dalla buona partecipazione: circa 50 i tecnici e frutticoltori presenti in sala.
Dopo una breve introduzione di Daniele Missere (CRPV), Valerio Vicchi (SFR) ha fatto il punto sulla diffusione della malattia ormai presente in Emilia-Romagna in forma endemica da una decina d'anni. In base ai risultati del monitoraggio, il numero di aziende interessate dal virus si aggira intorno alle 150 unità, in gran parte concentrate in due zone: una nell'Imolese e l'altra nel Cesenate. Si tratta di un numero da alcuni anni sostanzialmente stabile, segno che la malattia, se non può essere eradicata, può essere almeno tenuta sotto controllo. Peraltro lo stesso Vicchi ha presentato alcuni dati che evidenziano come l'estirpazione immediata delle piante individuate affette da PPV influisca favorevolmente sul controllo del virus.
Annarosa Babini (DiSTA) e Federica Brandi (CRA-ISF) hanno presentato i primi dati sul grado di suscettibilità alla sharka di varietà di drupacee: su 101 varietà di pesco, susino ed albicocco inoculate con il ceppo M, 60 hanno manifestato sintomi su fiori, foglie e/o frutti. 13 sono risultate infette al saggio anche se mostravano sintomi leggeri e poco specifici, mentre 25, alcune delle quali mostravano leggeri sintomi di tipo virale, non hanno evidenziato nessun positivo nelle analisi (ELISA e PCR) effettuate per identificare PPV. Oltre alla cv di susino Jojo, per la quale era attesa tale reazione, altre varietà che non sono risultate infette come le cv di pesco Max, Maria Dolce, Alix, Summer Lady o gli albicocchi Harval, Robadà, Goldrich, Pisana, potrebbero avere caratteristiche di forte tolleranza a PPV.
Molti genotipi affini al ciliegio, o comunque distanti dai Prunus coltivati, sono risultate asintomatiche e il saggio non ha individuato la presenza del PPV che si era cercato di inoculare. Al contrario, alcuni biotipi, usati anche come portinnesti, sono risultati mediamente (P. cerasifera) o molto (Adesoto 101) suscettibili al virus.
La ricerca di piante spontanee o con sintomi di PPV nel Cesenate ha evidenziato che la presenza del virus su piante senza sintomi di una specie spontanea molto diffusa come il prugnolo accresce la preoccupazione riguardo il permanere delle infezioni di PPV in piante marginali alle coltivazioni, che possono sfuggire ai piani di eradicazione.
Alessandro Liverani (CRA-ISF) ha infine presentato un nuovo progetto di miglioramento genetico del pesco per la resistenza alla sharka, al quale partecipano diverse unità operative a livello nazionale. Obiettivo del progetto è quello di arrivare ad ottenere entro 3-5 anni alcune prime selezioni di pesche e nettarine dotate del carattere di resistenza al virus, partendo da alcuni incroci con Prunus Davidiana considerata unica fonte di possibile resistenza, oltre che all'oidio, anche al PPV.
L'incontro si è concluso con un intervento di Alberto Contessi (Responsabile SFR) che ha ribadito come gli sforzi (monitoraggio straordinario, ricerca e sperimentazione, Bollino Blu) portati avanti dalla Regione Emilia-Romagna nell'applicare il DM 29/11/96 di lotta obbligatoria abbiano finora consentito di convivere con questa pericolosa e temuta malattia.

Convegno in ambito Ortomac

Nell'ambito della rassegna convegnistica 'Ortomac 2007', nella giornata di giovedì 9 febbraio, si è tenuto, con il coordinamento scientifico del Crpv, il Convegno 'La fragola: aggiornamenti tecnici e varietali'.
Il convegno ha presentato al numeroso pubblico (oltre 140 i presenti) una serie dati concreti per risolvere problemi reali ed emergenti della fragolicoltura italiana.
Dai risultati delle presentazioni è emerso in particolare che il lavoro di miglioramento genetico deve puntare ad ottenere una fragola dolce anche se attraverso un buon compromesso fra quantità prodotta e caratteristiche organolettiche. Nelle diverse prove effettuate sono state 'saggiate' varietà che producono frutti qualitativamente migliori con un buon grado Brix anche se questo riduce la quantità prodotta. Qualità e sostanze nutraceutiche sono le nuove frontiere della ricerca. fragola può essere considerata un 'alimento nutraceutico' in quanto ricca di composti quali fenoli, vitamina c, antiossidanti con valenza salutistica e nutrizionale.
Il Dott. Faedi (C.R.A. - Istituto Sperimentale per la Frutticoltura ), moderatore del convegno, nella sua esposizione conclusiva, ha affermato che oggi ci sono le condizioni perché. la fragolicoltura del nord e di Cesena in particolare, possa tornare a crescere anche attraverso una riaffermata coesione fra il mondo della produzione e quello della ricerca. Occorre, attraverso il lavoro dei tecnici sperimentatori, ridurre il numero delle varietà presenti sul mercato per permettere ai produttori di operare scelte meno frammentate e puntare su un prodotto omogeneo, più uniforme e con maggiore presenza di 'massa critica' sul mercato.
Un ultimo accenno di attualità: i cambiamenti climatici che stiamo vivendo rischiano di mettere in crisi il mondo della ricerca anche per quanto riguarda la stessa tecnica colturale della fragola. 'Questo convegno-ha concluso Faedi- deve rappresentare un aggiornamento sulle nuove frontiere e offrire una serie di spunti per ottenere le innovazioni tecniche che servono a progredire e creare nuove opportunità di reddito'.

Moderne strategia di difesa integrata

Si è appena conclusa con grande successo la rassegna di incontri tecnici svolti a Bologna dal 16 ottobre fino al 23 novembre sulle &lsquo.Moderne strategie di difesa integrata', organizzata dal CRPV in collaborazione col Servizio Fitosanitario della Regione Emilia Romagna.
La rassegna ha previsto lo svolgimento di 5 incontri in cui sono stati affrontati specifici argomenti di interesse per tre principali filiere, ossia quella frutticola, quella orticola e quella vitivinicola.
In particolare i temi discussi hanno riguardato: (1) la difesa del pesco da Cydia molesta. (2) la resistenza ai fungicidi in Emilia Romagna. (3) l'approfondimento sull'utilizzo del rame nella difesa delle colture. (4) la difesa della vite dalla tignoletta. (5) le strategie per la difesa delle pomacee dalla carpocapsa.
L'enorme interesse per l'evento, manifestato dalla complessiva presenza di circa 1000 partecipanti, ha riguardato non solo tecnici e operatori del settore nell'ambito regionale, ma anche molte persone provenienti da altre regioni, come pure da altri paesi europei.
Basandosi sull'affluenza dei partecipanti, l'incontro che ha suscitato il maggior interesse è stato proprio l'ultimo-con ben 270 presenze, sebbene il numero di partecipanti per incontro non sia mai stato inferiore a 150.
Nell'ambito di ciascun incontro tecnico è stato fatto il punto delle conoscenze sul tema trattato, a partire dalle note biologiche-e non solo, che caratterizzano i diversi target. fino alle conoscenze acquisite dalla ricerca e sperimentazione, per entrare poi nel merito dei possibili sviluppi sia in termini operativi che della ricerca. Sebbene l'attenzione sia stata rivolta soprattutto al territorio emiliano romagnolo, non sono mancate osservazioni anche da parte di tecnici che hanno portato l'esperienza di altre regioni.
L'elevato livello delle presentazioni che si sono succedute nei cinque incontri hanno trovato grande attenzione da parte dei partecipanti che, in generale, hanno confermato interesse e presenza anche nelle giornate in cui era previsto un programma particolarmente ricco e impegnativo.

Incontro tecnico La lattuga nel comprensorio romagnolo

Giovedì. 18 Gennaio il Crpv, in collaborazione con il consorzio Orto di Pascoli, Verdelab e Vivaio Garattoni, ha organizzato un incontro tecnico sul tema 'Le malattie emergenti della lattuga nel comprensorio romagnolo'. L'iniziativa, realizzata con il contributo della regione Emilia Romagna, è stata organizzata a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena) in quanto zona vocata per la produzione di lattuga. In quell'area, fra il Cesenate e il Riminese, si concentra l'84 per cento della produzione regionale di lattuga e circa il 7 per cento di quella nazionale.
Durante l'incontro si è cercato di fare il punto della situazione per capire l'incidenza di queste malattie sia di natura patogena che non e verificarne i metodi di lotta.
Negli ultimi anni si sono diffuse alcune nuove malattie, che, sebbene non debbano generare eccessivi allarmismi, devono essere tenute sotto controllo. Nella maggior parte dei casi si possono ottenere risultati attraverso la prevenzione con metodi agronomici (in particolare una rotazione adeguata contribuisce a diminuire la stanchezza del terreno e i danni provocati dai patogeni) mentre gli interventi chimici sono da riservarsi solo per i casi più gravi.
In particolare per il controllo dei funghi patogeni è importante agire soprattutto nella fase vivaistica impiegando semi e piantine sani: bisogna produrre piantine sane provenienti da vivai nei quali non deve essere presente ne' l'insetto vettore ne il virus.
Anche l'utilizzo di cultivar resistenti è molto importante: per la lattuga più che per qualsiasi altra specie, è rilevante la continua ricerca di nuove varietà con l'introduzione di fattori di resistenza nei confronti di questi patogeni in continua evoluzione.

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